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17 Gennaio 2020
In Folio, 14 FEBBRAIO 2020
14 Febbraio 2020

LOGOPEDISTA E AUTISMO

COS’È L’AUTISMO?
L’Autismo è definibile come un INSIEME (sindrome), ETEROGENEO (spettro), DI COMPORTAMENTI (sintomi) che possono avere un numero molto elevato di presentazioni diverse. L’Autismo è una condizione dello sviluppo che in molti casi provoca disabilità di diverso grado che possono permanere per tutto l’arco di vita. In generale possiamo dire che l’autismo riguarda il modo di comunicare e relazionarsi con le persone, nello specifico è anche come le persone danno un senso al mondo intorno a loro. L’autismo è una condizione “a spettro”, questo significa che pur se tutte le persone con autismo condividono certe difficoltà, il modo e l’intensità varia enormemente da persona a persona. Alcune persone con una condizione o disturbo dello Spettro Autistico (ASC o ASD) possono sposarsi, avere figli e vivere autonomamente, ma molte altre hanno disabilità intellettive e hanno bisogno di supporto specialistico per tutta la vita non raggiungendo mai una completa autonomia. Le persone con autismo possono anche avere un’ipersensibilità o un’iposensibilità a suoni, sensazioni tattili, sapori, odori, luci o colori.

Storicamente si distinguono due forme di AUTISMO:
1. l’autismo classico o DI KANNER. Le persone con autismo di Kanner hanno un ritardo del linguaggio nella prima infanzia e spesso rimangono con seri problemi di comunicazione nel resto della loro vita.
2. LA SINDROME DI ASPERGER. Le persone Asperger hanno un’intelligenza nella norma o superiore, minori problemi di linguaggio, ma hanno (a volte sottili) difficoltà nell’uso sociale della comunicazione. Per molte persone con autismo, il mondo è una massa di persone, luoghi ed eventi cui faticano a dare un senso, e che può causare loro notevole ansia. In particolare, comprendere e relazionarsi con le altre persone, prendere parte alla vita sociale e familiare quotidiana, può essere difficile. Le altre persone sembrano conoscere, intuitivamente, come comunicare ed interagire tra loro, ed alcune persone con ASC potrebbero chiedersi perché sono “diversi”. Lo Spettro Autistico è un insieme di condizioni che sono legate ad uno sviluppo atipico.

L’AUTISMO È UNA MALATTIA?
L’autismo NON È UNA MALATTIA! Senza scendere nei dettagli di una questione complessa e assai dibattuta, l’autismo è un DISTURBO o ancora meglio una CONDIZIONE.

 

 

Perché non ha senso considerare l’Autismo una malattia?

Eccone i motivi:
1. L’autismo NON È CONTAGIOSO.
2. L’autismo non è causato (direttamente od esclusivamente) da INFEZIONI o mutazioni GENETICHE NUOVE.
3. I tratti autistici sono distribuiti con CONTINUITÀ in tutta la popolazione.
4. L’autismo non è combattuto dal nostro sistema immunitario.
5. L’autismo NON SI CURA CON I FARMACI.
6. L’autismo si diagnostica attraverso il comportamento, non esistono diagnosi strumentali dell’autismo.
7. L’autismo accompagna da sempre la persona ed è parte del suo modo di essere. Non è qualcosa di “appiccicato” alla persona ma qualcosa che è parte della persona e con la quale si costruisce. SE POTESTE ELIMINARE L’AUTISMO DA UNA PERSONA, ELIMINERESTE ANCHE QUELLA PERSONA. Ovviamente l’autismo non definisce una persona, una persona è anche tante altre cose, ma l’AUTISMO COLORA TUTTA L’ESPERIENZA DI QUELLA PERSONA.
CAMPANELLI D’ALLARME Alcune semplici domande possono aiutare a individuare potenziali anomalie nello sviluppo e nell’interazione sociale e della comunicazione: SOCIALIZZAZIONE Il vostro bambino… vi abbraccia come gli altri bambini? vi guarda quando gli parlate o giocate con lui? sorride in risposta al vostro sorriso? partecipa a giochi di condivisione di attività? effettua giochi di semplice imitazione, quali batti-batti le manine o cucù-settete? mostra interesse per gli altri bambini? preferisce giocare da solo? agisce e si comporta come se fosse in un mondo tutto suo?

COMUNICAZIONE
Il vostro bambino…  fa cenni con il capo per dire sì o no?  guida un adulto prendendolo per mano e la conduce verso la cosa che desidera?  indica con il dito per mostrarvi qualcosa?  cerca di attirare la vostra attenzione su un oggetto o un evento interessante? vi porge mai un oggetto semplicemente per mostrarvelo?  tende a mostrare le cose agli altri?  è capace di comunicare ciò che vuole?  sembra ignorare i comandi o quando chiamato per nome non reagisce?  presenta difficoltà nell’eseguire semplici consegne?  utilizza il linguaggio con voi o con altri bambini?  usa il linguaggio in maniera bizzarra, meccanica, ripetitiva o a pappagallo?

INTERESSI ED ATTIVITÀ
Il vostro bambino… presenta movimenti ripetitivi, stereotipati o bizzarri? mostra una dedizione assorbente ad interessi ristretti? è maggiormente interessato solo a determinati dettagli di un giocattolo? tende ad utilizzare gli oggetti sempre nello stesso modo? mostra un attaccamento esagerato ad un oggetto insolito? è capace di utilizzare i giocattoli in maniera appropriata? imita le azioni delle altre persone? è in grado di effettuare giochi di finzione, quali far finta di bere o di dar da mangiare a un bambolotto (se di età superiore ai 2 anni)?

FALSE CREDENZE SULL’AUTISMO:
1. L’AUTISMO È CAUSATO DALLO SCARSO AFFETTO DEI GENITORI. Le mamme “frigorifero” e i genitori giudicati inadatti sono stati ingiustamente colpevolizzati per decenni, addirittura curati assieme ai figli autistici. Oggi la scienza conferma che le cause dei Disturbi dello Spettro Autistico sono da ricercare a livello genetico e biologico.

2. L’AUTISTICO NON PROVA EMOZIONI. L’autistico prova i nostri stessi sentimenti, ma li manifesta con modalità diverse o non sa come fare. I bambini solitamente acquisiscono spontaneamente nei primi anni di vita la capacità di riconoscere le emozioni e di esprimerle, all’autistico invece deve essere insegnato come si insegna una lingua, con le parole e i significati simbolici che il codice sociale sottende.

3. L’AUTISTICO NON PROVA DOLORE. Spesso l’autismo comporta una sensibilità sensoriale alterata, iper- o iposensibilità: un colpo di clacson può essere insopportabile quanto una sirena a distanza ravvicinata, una carezza fastidiosa come carta vetrata, o al contrario forti colpi possono non essere percepiti come dolorosi.

4. LE PERSONE CON AUTISMO NON PARLANO. Ogni individuo è diverso, anche nell’autismo. Le difficoltà nella comunicazione possono essere di differente gravità, dalla totale assenza, all’uso di un linguaggio limitato o inadatto al contesto, fino ad un linguaggio estremamente forbito o tecnico.

5. I BAMBINI CON AUTISMO SONO SOLITARI. Alle difficoltà comunicative si somma la diversa capacità di “mentalizzare” ovvero di attribuire stati mentali all’altro: intuire cosa desidera, pensa o prova l’altro. Ciò si tramuta in un deficit nella capacità di stabilire interazioni sociali. Molti autistici si sentono soli, vorrebbero avere amici e partecipare alle attività di socializzazione o di gioco, ma semplicemente, non sanno come si fa.

6. L’AUTISMO È UN DISTURBO RARO. Dati recenti registrano che 1 nuovo nato ogni 150 è interessato da Disturbi dello Spettro Autistico: sono oltre 500.000 le famiglie coinvolte in Italia. I casi accertati nell’ultimo decennio sono cresciuti esponenzialmente in tutto il mondo anche per un miglioramento nelle tecniche diagnostiche.

7. L’AUTISMO È IRREVERSIBILE. Non esiste una cura, ma un intervento precoce e personalizzato con terapie multidisciplinari sanitarie, socio-sanitarie ed educative porta miglioramenti decisivi fin’anche a permettere di condurre una vita indipendente o in ambienti protetti con un sostegno parziale.

8. L’AUTISTICO NON PUÒ LAVORARE. Non tutti gli autistici sono portati per il lavoro, ma con una formazione specifica e qualche piccolo accorgimento anche molti ragazzi con autismo possono sviluppare le proprie abilità adattandole a diversi compiti lavorativi. Gli autistici possono quindi inserirsi nel mondo del lavoro con profitto, come una risorsa per l’azienda più che per un obbligo di legge.

9. I BAMBINI AUTISTICI HANNO TALENTI SPECIALI. Circa la metà delle persone con autismo ha un quoziente intellettivo nella media, la restante metà presenta deficit cognitivi di diversa gravità. Le persone con talenti speciali, i savant o geni, sono una percentuale bassissima, esattamente come per il resto della popolazione.

10. L’AUTISTICO VIVE ISOLATO, COME IN UN BOLLA. La condizione di isolamento, che spesso vive l’autistico, non è una sua scelta. Le persone autistiche sono innanzitutto persone, bambini, ragazzi e uomini, con un loro modo diverso, speciale, di vivere e stare tra gli altri. La capacità di accettare tale diversità è una responsabilità delle persone neurotipiche che devono sforzarsi di capire il comportamento di una persona con autismo e di vedere il mondo dal suo punto di vista.

COSA FA IL LOGOPEDISTA?
Il logopedista è una figura chiave nel percorso educativo è l’esperta nel trattamento delle difficoltà del linguaggio è in grado di affiancare i pazienti in un percorso educativo finalizzato a favorire la loro interazione con il mondo. Stimolando le loro capacità comunicative, aiutandoli a parlare, a leggere e a scrivere, il logopedista può davvero fare la differenza, migliorando sensibilmente il loro approccio alla sfera sociale.

All’interno del patto terapeutico, i genitori hanno un ruolo fondamentale, infatti vengono coinvolti da ogni punto di vista durante la terapia logopedica. Quando la difficoltà più accentuate si piò ricorrere alla CAA: La Comunicazione Aumentativa Alternativa. La CAA è l’insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie usate per facilitare lo scambio dei messaggi (verbali e non) in persone con difficoltà, temporanea o permanente, nella produzione e comprensione del linguaggio. Si dice aumentativa perché si accrescono e potenziano le modalità comunicative; si dice alternativa per l’utilizzo di codici non solo verbali, ma anche gestuali, mimici, visivi. Possono essere utilizzati strumenti a tecnologia bassa (immagini, carte, tabelle o quaderni), media (VOCA con messaggi vocali registrati) o alta (comunicatori con voce sintetica, PC, tablet, ecc.). Obiettivi della CAA: permettere alla persona di comunicare bisogni e desideri, condividere informazioni, stabilire, mantenere e sviluppare relazioni interpersonali, partecipare a comportamenti sociali.