Il dolore pelvico cronico
27 Aprile 2021

Come si cura il dolore pelvico cronico

Il dolore pelvico cronico

Dunque si tratta di una sindrome molto complessa e che può essere invalidante per chi ne soffre?

Purtroppo si, anche perché spesso, nelle forme più importanti, si può ben capire come una patologia che colpisca il distretto pelvico, che in tutte le tradizioni è un’area sacra, intima e segreta ed in relazione con la propria individualità e la sfera sessuale, si ripercuota inevitabilmente sul benessere psico-fisico della persona e ne compromette la vita lavorativa, relazionale e sociale.

Nella MTC  la Pelvi è energeticamente simile al collo ed al diaframma, strutture da cui passano meridiani importantissimi per la costituzione dell’essere umano.

Come si diagnostica una patologia tanto complessa? A chi si deve rivolgere il paziente che presenta un quadro simile a quello delineato?

 Sicuramente la clinica la fa da padrona nella diagnosi, tanto che un  gruppo di esperti ha delineato dei criteri, i 5 criteri di Nantes, basati sulle caratteristiche di comparsa e scomparsa del sintomo dolore e della scomparsa dello stesso dopo infiltrazione mirata del nervo pudendo con anestetico.

Il paziente va ascoltato attentamente, e va visitato alla ricerca di quei trigger points del pavimento pelvico che possono essere evocativi di sindrome del dolore pelvico cronico.

Nel complesso iter diagnostico, lo specialista si potrà avvalere di tecniche più specifiche come lo studio elettrofisiologico del nervo pudendo o di tecniche di imaging come la risonanza magnetica della pelvi.

Purtroppo, molte volte, i pazienti che giungono alla mia osservazione arrivano con il loro faldone di esami specialistici, sottoposti per anni a diversi tentativi di cure, alcuni realistici ed altri meno. Pensi che il tempo medio di diagnosi di questa patologia ancora oggi è di circa 5 anni, con punte che arrivano anche a 10.

Non è raro, nei pazienti, riscontrare disturbi del tono dell’umore che, a mio avviso, vanno intesi come il risultato di anni di convivenza con una patologia che può essere devastante sulla qualità di vita.

 

Si può guarire dalla sindrome del dolore pelvico? E se sì, come?

Cominciamo con lo specificare che si tratta di una sindrome molte volte cronica e fluttuante nei sintomi, ma questo non deve assolutamente scoraggiare il paziente, perché oggi vi è la reale possibilità di guarire, o quanto meno migliorare la qualità di vita notevolmente.

Va sottolineato che non esiste, a mio avviso, la cura miracolosa ed uguale per tutti, proprio perché abbiamo a che fare con una patologia dalle mille sfaccettature, ove in più il soma si intreccia fortemente con la psiche.

La presa in carico di un paziente tanto delicato, deve essere necessariamente multimodale, e veder coinvolti diversi professionisti, e, perché no, ove esista un razionale, prevedere anche una complementarietà tra medicina convenzionale ed alternativa.

Deve in primis mirare all’attenuazione del sintomo dolore, che si può ottenere con una classe specifica di farmaci ad azione sul SNC e periferico, nonché su quello muscolare, vista l’importanza dell’ipertono pelvico nella genesi.

Vanno prescritti appositi integratori ad azione specifica riparativa ed antiossidante, ed a mio parere anche branche come la nutrizione funzionale applicata, che cerca attraverso una sana alimentazione personalizzata e la fitoterapia di ridurre le componenti infiammatorie dintestinali e sistemiche, e l’agopuntura, soprattutto per i sintomi urologici, possono in alcuni casi trovare una loro indicazione.

Ma più di tutte spesso fa la differenza la terapia manipolativa dei trigger points dei muscoli pelvici, di quei punti, cioè, di massima contrattura del muscolo e fonte di dolore se palpati. Essa mira a determinare e mantenere sul lungo termine il rilassamento del muscolo. Questa terapia può essere coadiuvata da una nuova tecnologia, che permette di effettuare tecarterapia endocavitaria ( anale e/o rettale) con una azione analgesica, miorilassante e rigenerativa delle strutture di supporto muscolari e quelle nervose pelviche, nonché di effettuare una riprogrammazione neuromodulatoria delle afferenze nervose.

In ultimo, non escluderei la possibilità di ricorrere a terapie di supporto psicologico che permettano di lavorare sulla percezione ed il vissuto del dolore cronico da parte del paziente, nonché permettergli di appropriarsi di risorse utili a fronteggiare e gestire lo stress.

Esistono, infine, tecniche come la radiofrequenza pulsata o la neuromodulazione sacrale o pudendale, che sembrano aprire prospettive interessanti, anche se al momento appannaggio di pochissimi centri sul territorio.

Si tratta, infine, di una patologia multifattoriale che spesso richiede, per essere dominata, un approccio multimodale e “tailored” sul singolo paziente.

Dott. Luigi Maione - Proctologo