FARE SPORT IN MODO SICURO: L’IMPORTANZA DELLA VISITA MEDICO SPORTIVA

IL CERTIFICATO MEDICO DI IDONEITA’ AD ATTIVITA’ SPORTIVA NON AGONISTICA.
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FARE SPORT IN MODO SICURO: L’IMPORTANZA DELLA VISITA MEDICO SPORTIVA

Che cos’è e qual è l’importanza del certificato medico sportivo?
Dopo la bella stagione il desiderio di praticare attività sportiva aumenta e, spesso, decidiamo di andare in palestra. Proprio durante l’iscrizione in palestra, lo stesso vale per l’iscrizione a scuola di ballo, di danza et cetera, ci viene prontamente richiesto il certificato medico per la pratica dell’attività sportiva non agonistica. Ancora più spesso questa richiesta viene interpretata come un impedimento burocratico che ci scoraggia perché implica altre spese; d’altronde noi volevamo solo rassodare il nostro corpo giusto qualche mese prima della fatidica “prova costume”, dobbiamo solo andare in palestra, non dobbiamo fare di certo la maratona di New York!

Chiariamo prima di tutto che il confine tra un’attività sportiva agonistica e una non agonistica è molto sottile, a volte invisibile, e che entrambi debbano essere considerate alla pari quando si parla di prevenzione cardiovascolare. Infatti, lo stress a cui è sottoposto il nostro cuore non è forse maggiore durante una seduta di spinning in palestra rispetto a una partita di tennis da tavolo nel contesto di una competizione agonistica? Risulta ben chiaro che lo sforzo fisico all’interno di una palestra può risultare di particolare rilievo e proprio per questo che la visita medico-sportiva, eseguita nel contesto di tale ragione assume un ruolo davvero importante. Fortunatamente di recente la legislazione riguardo la certificazione medica per l’attività non agonistica è cambiata avvalorando il lavoro del medico dello sport e dando a quest’ultimo gli strumenti necessari affinchè siano ridotte al minimo le complicanze potenzialmente gravi della pratica sportiva.

L’Italia possiede una delle legislazioni più avanzate a livello mondiale per la tutela sportiva, obbliga qualsiasi sportivo che voglia iscriversi a un’associazione o a partecipare ad una gara (sia essa una partita di scacchi o una gara di Triathlon, quindi attività a impegno cardiovascolare molto diverso) a sottoporsi a una visita specialistica dal medico dello sport. La cultura, nata proprio in Italia, dello screening cardiovascolare dei soggetti candidati ad attività sportive ha permesso nel nostro paese una notevole riduzione dell’incidenza di morte cardiaca improvvisa, evento dotato di forte impatto psicologico e che ha segnato spesso le cronache dei nostri stadi.

Inoltre, dopo l’abolizione della leva militare obbligatoria e di conseguenza della visita di leva a cui gran parte della popolazione maschile compiuti i 18 anni di età era costretta a fare, la visita medico sportiva diventa, molto frequentemente, l’unico momento in cui il soggetto abbia la possibilità di essere visitato da un medico e di eseguire un elettrocardiogramma, utile strumento per escludere gran parte delle patologie cardiovascolari.
Noi tutti prima di partire per le vacanze, per stare più sicuri, prima di metterci in viaggio facciamo eseguire un check-up completo della nostra automobile, nessuno sarebbe così incosciente di mettersi alla guida di un’auto senza sapere se questa sia affidabile o meno. Lo stesso andrebbe fatto prima di iniziare un’attività sportiva, specialmente dopo un lungo periodo di inattività. Dovremmo eseguire una visita medico sportiva come atto di dovere nei confronti del nostro corpo piuttosto che farla perché obbligati e al solo fine di ottenere il certificato medico.

Che cosa viene verificato durante una visita medico sportiva?
Una visita medico sportiva, eseguita da un medico specializzato in Medicina dello Sport, comporta una dettagliata raccolta anamnestica, sia familiare che personale, un esame obiettivo accurato, un’elettrocardiogramma e la misurazione della pressione arteriosa; qualora dalla valutazione iniziale risultasse un sospetto clinico, si ricorrerà ad altre indagini di approfondimento. La visita medica, nel caso si tratti di un certificato agonistico, comprende anche l’esecuzione di un elettrocardiogramma dopo sforzo e di un esame spirometrico.

Durante l’anamnesi, l’approccio iniziale al soggetto, sono ricercati e valutati quei fattori in grado di condizionare il rischio cardiovascolare legato all’esercizio fisico, in particolare, l’anamnesi familiare indaga sull’eventuale presenza di morti improvvise inspiegate o morti improvvise prima dei 50 anni di età connesse a problemi cardiaci all’interno della cerchia familiare. Sono poste specifiche domande sui fattori di rischio cardiovascolare come l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito di tipo 2, l’ obesità e la dislipidemia. Si pone attenzione a segni e sintomi di allarme quali il dolore toracico dopo sforzo, la presenza di palpitazioni o battiti irregolari, affaticamento eccessivo rispetto al livello di esercizio, episodi sincopali.

L’esame obiettivo prevede la ricerca di eventuali soffi cardiaci, suoni provocati dal flusso ematico durante il suo passaggio attraverso le strutture cardiache e i grossi vasi. I soffi cardiaci possono essere patologici ma, fortunatamente, sono abbastanza infrequenti nella popolazione sportiva giovanile e diventano importanti nello sportivo adulto dove sono spia di malattie cardiache di cui il paziente non è spesso a conoscenza. I soffi cardiaci posso essere innocenti, molto comuni nei bambini e nei giovani sportivi, non devono preoccupare perché assumono carattere di benignità e scompaiono durante l’accrescimento; può essere comunque utile, in taluni casi, effettuare un esame ecocardiografico al fine di escludere la presenza di alterazioni strutturali di significato patologico.

L’elettrocardiogramma (ECG) è entrato a far parte del protocollo di screening cardiovascolare che precede l’attività fisica, un traguardo importante che è stato raggiunto grazie alla presa di coscienza che proprio l’ECG è spesso capace di diagnosticare molte cardiopatie del tutto asintomatiche ma potenzialmente letali.
L’elettrocardiogramma risulta alterato in caso di miocardiopatia ipertrofica, nella miocardiopatia dilatativa e nella miocardiopatia aritmogena del ventricolo destro (MAVD) ; risulta alterato nelle patologie da canali ionici come la sindrome del QT lungo congenito (LQTS) , la sindrome del QT corto e la sindrome di Brugada. Le anomalie delle coronarie, le arterie che irrorano il cuore, sono una frequente causa di morte improvvisa durante esercizio nei giovani atleti e le alterazioni elettrocardiografiche conseguenti sono spesso identificabili durante la registrazione di un ECG a riposo.
L’ECG è fondamentale nella diagnosi della sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW), in questo caso i soggetti affetti sono a rischio di sviluppare diversi tipi di aritmie (tachiaritmie sopraventricolari) le quali, in casi particolari, possono portare a morte cardiaca improvvisa.
La misurazione della pressione arteriosa diventa di fondamentale importanza se pensiamo che l’ipertensione rappresenta una delle più comuni problematiche cardiovascolari riscontrate negli atleti nonostante, come è noto, l’attività fisica rappresenti proprio una terapia per questa patologia. L’ipertensione arteriosa, definita come un aumento della pressione oltre i limiti di 140/90 mmHg, nel 90% dei casi è definita come ipertensione primaria o essenziale ed è frutto di una combinazione tra fattori genetici e fattori acquisiti, come l’obesità, elevato intake di cloruro di sodio nella dieta e altri fattori. Il riscontro di elevati valori pressori impone un corretto inquadramento del problema e un’attenta valutazione dei fattori di rischio cardiovascolare e del danno d’organo, come per esempio un’eventuale ipertofia del ventricolo sinistro.

Dobbiamo cercare di cambiare atteggiamento di fronte alla richiesta di un certificato medico sportivo, non dobbiamo vederlo come un impedimento bensì come un atto di prevenzione a 360 gradi, in particolare per le patologie cardiovascolari. Dobbiamo pretendere un visita medica approfondita che faccia luce su eventuali sintomi e che ci permetta di affrontare una sana attività fisica riducendo al minimo il rischio di eventi avversi.

(Dott. Aiello)